“Bene o male, purchè se ne parli”… ma anche no!

“Bene o male, purchè se ne parli”… ma anche no!

Abbiamo assistito nelle ultime settimane ad una dilagante questione legata ad una campagna pubblicitaria per il famoso “Buondì” Motta.
La storia la conosciamo tutti: l’azienda lancia un primo spot che avrebbe poi scatenato mille polemiche a causa del presunto cattivo gusto della storia raccontata, dove un meteorite gigante colpisce la mamma in giardino mentre parla con la figlioletta.
In pochi giorni il web si riempie di opinioni più o meno valide, interviste agli ideatori della campagna e parodie varie ed eventuali dello spot.
D’altronde si sa, siamo in Italia e quando c’è da parlare – o meglio, parlare male di qualcuno o qualcosa – siamo sempre tutti pronti.
La mia opinione? Francamente lo spot in questione non ha attirato la mia attenzione in modo così viscerale, gli ho dato attenzione solo una volta scoppiata la polemica sui social network. Che vuol dire? Che probabilmente non ci siamo trovati davanti ad una rivoluzione pubblicitaria, non che sia necessariamente una brutta campagna, ma neanche un’opera d’arte.
C’è sicuramente dell’ironia a fare da linea guida allo storytelling ma, tutto sommato, neanche così dissacrante. Insomma, un normalissimo spot pubblicitario senza infamia e senza lode che se fosse stato lanciato in un periodo in cui la cassa di risonanza del web non era così potente probabilmente avrebbe avuto una vita molto breve.

Il mio pensiero personale su tutta la vicenda è che tutto questo boom mediatico sia stato in qualche modo costruito ad arte dalla stessa agenzia per dare risalto alla campagna pubblicitaria, ma non è questo il punto e, ci tengo a precisare, non è un’accusa, anzi: è marketing fatto con gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione ed è stata una grande mossa!

Ci siamo trovati davanti ad un tipico esempio di “purchè se ne parli” e, onestamente, credo che questa massima sia da rivedere soprattutto da parte degli addetti ai lavori. Di una campagna pubblicitaria se ne deve parlare, ma se ne deve parlare bene.
Ragionando da consumatore ritengo che uno spot, qualora urti la mia sensibilità, non aiuterà l’azienda a vendere più prodotti – e la pubblicità serve a quello! – anzi, rischia di diminuirne i volumi. Probabilmente potremo ricordare per anni lo spot in questione ma non andremo comunque ad acquistare il prodotto pubblicizzato. Di fatto non potremmo mai parlare di una campagna pubblicitaria di successo: ecco perchè il concetto di “bene o male, purchè se ne parli” in pubblicità lascia il tempo che trova.

Chiudi il menu