L’abito non fa il monaco… la barba non fa “l’uomo”. E la grafica?!

L’abito non fa il monaco… la barba non fa “l’uomo”. E la grafica?!

Da qualche anno ho notato una esplosione di nuove attività commerciali che, fino a poco tempo fa, erano considerate – sotto il profilo della comunicazione – di seconda se non addirittura di terza fascia: attività esistenti e presenti sul territorio da sempre, ma in qualche modo silenziose.

Poi, probabilmente per il diffondersi della moda hipster, ecco arrivare il grande BOOM dei… Barber Shop! E allora ecco che la bottega del barbiere di quartiere “fa carriera” e diventa un franchising e brand.

Ho analizzato l’argomento e ho notato svariati punti in comune tra le varie attività che sono nate ultimamente: principalmente troviamo sempre un fortissimo – a volte esagerato – richiamo al passato; gusto retrò in ogni angolo dei negozi, a partire dalle pavimentazioni agli arredamenti interni, dagli accessori fino ad arrivare all’abbigliamento del personale interno. Sembra un set di un film più che, quello che banalmente continua ad essere, un barbiere! Nulla di male, anzi, personalmente il gusto vintage mi piace moltissimo, anche se in questo caso specifico lo trovo un pò troppo ridondante.

La comunicazione visiva di questi nuovi “vecchi” Barber Shop (guai a chiamarli barbieri…) la trovo più o meno identica tra tutti quelli che ho notato: colori scuri, font e design ovviamente dal gusto vintage e un pò relic, il tutto comunque, visti i tempi, Instagram-friendly (ed ecco qui la prima contraddizione che mi è venuta in mente).
Non discutendo la scelta commerciale di aprire un negozio di barberia, perchè per la comunicazione visiva non sforzarsi un pò di più e cercare di emergere dalla massa? Qual è quel fattore che necessariamente fa credere che il richiamo al passato sia la scelta giusta per rappresentare questo tipo di attività?

Entrando in uno di questi Barber Shop sembra di tornare indietro negli anni ’50, anni molto particolari soprattutto in Europa: sono passati solo pochi anni dalla fine della guerra, un periodo piuttosto tosto per chi li ha vissuti davvero e ancora lontano dal boom economico degli anni ’60; anni in cui si badava sicuramente più al contenuto che alla forma (anche della barba). Anni difficili, quindi, che però formavano sicuramente le menti e i corpi degli uomini dell’epoca, la donna non era ancora emancipata ed era a tutti gli effetti ancora legata ad un mondo quasi prevalentemente domestico: tendenzialmente era l’uomo a lavorare fuori casa, la donna si prendeva cura della casa.

Tornando alla riflessione legata soltanto al concetto della comunicazione visiva (non sono pronto per fare un’analisi socio-politica), quindi, la scelta di questo gusto vintage arriva forse da una idealizzazione della figura del “maschio” di un tempo? Eccola qua la (grande) contraddizione!
Il “maschio” di oggi punta a rivivere le storie di tempi che sono ormai passati da quasi un secolo assaporandone gli odori, i sapori, i colori, certi gusti stilitici (forse) ma, allo stesso tempo, dedica a se stesso esattamente la stessa attenzione estetica che fino a poco fa era un’esclusiva prettamente femminile – caratteristica ben poco in linea con il concetto di virilità.

Insomma, un piccolo riassunto che racconta, forse mascherando, i tempi che cambiano.

Passo e chiudo… ho appuntamento dal Barber Shop 🤟

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